Tutti noi abbiamo subito almeno una volta nella vita una punizione. Ma è stata davvero utile per modificare un comportamento? Se abbiamo preso una multa per velocità, abbiamo imparato a rispettare i limiti? Probabilmente no.

Anche come metodo educativo la punizione non dà grandi risultati e porta invece con sè enormi rischi. Come ridurre eventuali eccessi o colmare lacune nei minori? Come per esempio ridimensionare comportamenti inadeguati? 

Certo, seguendo l’antico condizionamento operante del buon Skinner la punizione potrebbe essere risolutiva per la maestra che non sa come gestire un comportamento inappropriato…Ma da Skinner ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti! Dopo Morin, Sigal…sappiamo certamente che la mente è relazionale e che viviamo nella sfida della complessità. Proviamo veramente a metterci dalla parte del bambino che viene punito…ci pensate?

Il ricorso alla punizione, infatti, comporta una serie di problematiche ed effetti potenzialmente dannosi:

  • Innanzitutto la punizione costituisce una fonte di frustrazione e quindi tende ad elicitare, in chi la subisce, un comportamento aggressivo; Invero Educare con la violenza crea persone violente. Quando la punizione è la violenza (fisica o psicologica), le conseguenze non sono indifferenti. Gli esseri umani apprendono in buona misura imitando e vivendo in un certo contesto sociale. Se il nostro ambiente risolve i problemi con la violenza, impareremo a rispondere nello stesso modo e ad accettarne le conseguenze emotive.
  • La Punizione poi può indurre, in chi la riceve, effetti spiacevoli sul piano emotivo, come l'umiliazione o uno stato generale di paura
  • Inoltre anche quando il comportamento viene modificato,  è condizionato dall’esistenza del castigo, cioè si mantiene solo perché esiste la minaccia. Se scompare la punizione, ricompare il comportamento negativo. Questo dimostra che non avviene un apprendimento profondo sul significato di ciò che è bene e ciò che è male, ma solo un apprendimento associativo (ma un bambino non è una scimmietta da circo…ricordiamolo a proposito di recite o apprendimenti condizionati) La punizione quindi non è di per sé educativa, in quanto non insegna che cosa fare, ma al massimo che cosa non fare;
  • il bambino potrebbe associare la punizione alla persona che la eroga o alla situazione in cui viene subita, col risultato di indurlo a temerle e allontanarle; In molte occasioni inoltre quando il soggetto non capisce perché il proprio comportamento è negativo, associa la colpa alla persona che infligge la punizione. Comincerà a pensare che si tratti di un atto arbitrario, cattivo o egoista della persona che gliela infligge. In questo caso, non si tende a ridurre la frequenza della condotta, ma a evitare la punizione.
  • Possibile comparsa dell’impotenza appresa. Se al bambino non viene offerto un comportamento alternativo al proprio, non è detto che sia in grado di trovarlo in modo autonomo. In questo caso si blocca. Un esempio può essere il bambino che si sforza di prendere un buon voto, ma si arrende prima di riuscirci. Questo modo di agire può portare il bambino ad accettare la punizione e a considerarsi incapace di agire “in modo corretto”. Lo sviluppo di questo atteggiamento incide negativamente sulla sua autostima.
  • non sempre è facile individuare uno stimolo davvero punitivo (es: mandare fuori dalla classe un alunno è sempre un provvedimento sgradito? Per esperienza personale direi proprio di no…);
  • Il funzionamento che l’educatore dovrebbe attivare in pieno è la Forza calma , necessaria a fermare il bambino e fargli sentire quali sono i paletti  e le regole da seguire.
  • E poi non si considera che spesso la reazione emotiva di chi punisce rappresenta un qualcosa di piacevole o desiderato (es: far arrabbiare qualcuno significa ricevere comunque delle attenzioni; talvolta è addirittura divertente!);….

Educare un essere umano non significa modellarlo in base alle nostre esigenze; si cerca, invece, di sviluppare il potenziale intellettivo e la visione critica della società. 

Punire può sembrare una soluzione immediata, ma è molto superficiale e pericolosa. Non vi è dubbio che non si possa far passare un comportamento negativo,  ma educando ai valori e alla complessità; è questa la vera sfida verso un mondo migliore.

La buona educazione si fonda su uno stile educativo democratico, critico e basato sulla discussione, e non lo dico io, ma la scienza. Se il bambino si comporta male, ha diritto di sapere perché, le possibili alternative.

Il mondo sensoriale dei bambini viene invece spesso trascuato. “Sarebbe invece molto importante che nella famiglia e nella scuola venissero accolti il mondo emotivo dei piccoli e quello delle sensazioni interne, perché entrambi fanno parte dell’unità mente-corpo degli esseri umani, e non vanno trascurati e bloccati”. Spesso i bambini vengono accusati di cose che non vanno bene, di non acquisire le conoscenze necessarie, di non studiare, di rovinare giocattoli, libri, sporcare, di muoversi troppo, di sudare, di correre, di rischiare di farsi male, e così via. Questo accusare, criticare, incolpare i piccolini, finisce indubitabilmente per aumentare e amplificare la condizione di paura di bambine e bambini, paure che finiranno per rivolgersi a elementi che nella realtà non esistono, a fantasie, diventando a volte vere e proprie fobie.(cit- L.Rispoli)

Premi o puizioni negano ai piccoli l’opportunità di prendere decisioni non condizionate e di essere responsabili del proprio comportamento. Così piuttosto che imparare come analizzare le situazioni e prendere decisioni giuste, i bambini spesso decidono di comportarsi in base a ciò che un adulto potrebbe fare: ovvero ricompensarli o al contrario metterli in castigo.

Bisognerebbe invece aiutare i bambini a comprendere le conseguenze naturali, motivando e spiegando ogni situazione che si presenta. In questo modo impareranno a prendere decisioni responsabili e non verrà forzata in loro la sottomissione agli adulti.

Solo agendo sul riequilibrio funzionale i bambini potranno ridurre eventuali eccessi o colmare lacune e raggiungere un benessere profondo.