I percorsi di ricerca e sperimentazione in campo speciale sono tanti e tali che ne vale la pena condividere in questo spazio alcune idee  per alunni con BES.

 

scienzeAULE DIGITALI  – Banco interattivo, wireless e stampanti 3D: all’IC9 di Bologna la classe 3.0

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scienzeNON VEDENTI E LETTORE OTTICO – Il dito che legge

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scienzeMATEMATICA E CINESTETICA – La SCACCHIERA UMANA … un modo diverso di fare matematica, logica e geografia!

Matematica e scacchiera scacchiera umana

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scienzeIL METODO DI STUDIO … ‘imparare a imparare’ obiettivo cardine della scuola dell’obbligo.

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Spunti interessanti in …
http://laboratoriointerattivomanuale.com/…/studiare-con-me…/


ADHD/DDAI (disturbi di attenzione e iperattività)

scienzeDisturbi dell’attenzione e dell’Iperattività – BICI-BANCO per bambini con ADHD

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AUTISMO

scienzeAUTISMO – A Firenze arriva Snoezelen, la stanza magica per i bimbi autistici

A Firenze arriva Snoezelen, la stanza magica per i bimbi autistici

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AUTISMO E SURF-TERAPIA – Le strategie sono infinite per ampliare i circoli comunicativi e l’interazione dei bambini autistici!

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 Si tratta di un approccio didattico che coniuga “apprendimento” e “servizio” (per lo più sociale) reso alla comunità. Espresso in questi termini potrebbe confondersi con una sorta di volontariato, ed infatti questo è uno degli equivoci più diffusi in merito a tale pratica didattica. Tuttavia, sebbene il Service Learning condivida i valori del volontariato (attenzione sociale, sensibilità per l’altro, interesse per la comunità), non coincide con esso, ed essenzialmente per un motivo: nel Service Learning l’obiettivo è comunque l’apprendimento, aspetto che nel volontariato è decisamente secondario o, al più, subordinato all’attività da svolgere.

Elementi costitutivi del Service Learning

Vediamo ora quali sono gli aspetti che più di tutti caratterizzano il Service Learning. Possiamo individuarne tre:

  1. Ruolo attivo e primario degli studenti. Quando si progetta una attività sociale che abbia una ricaduta di apprendimento (ad es. la creazione di gruppi di studenti che facciano da guida turistica) occorre mettere al centro sempre il ruolo degli allievi, sia nella scelta della attività da svolgere, sia nella sua pianificazione, esecuzione e valutazione finale
  2. Le attività da realizzare devono rispondere ad un reale bisogno della comunità. Non tutte le attività si prestano al Service Learning. Occorre dare assoluta precedenza a quelle che in qualche modo possano dare risposte a dei bisogni concreti e reali espressi dal tessuto sociale in cui è innestata la scuola. Da questo punto di vista il Service Learning può dar luogo ad un vero apprendimento “situato”.
  3. L’azione solidale deve essere parte integrante dell’apprendimento e non una sua ancella.Questo è l’aspetto inizialmente più difficile da prevedere e progettare; ogni azione sociale promossa dal Service Learning dovrebbe integrarsi alla pari con l’apprendimento che essa promuove ed implica, e non esserne mero pretesto e scusa.

A che serve il Service Learning

Dopo aver chiarito, in estrema sintesi, cosa sia il Service Learning, vediamo in che modo possa risultare utile come pratica didattica. Innanzi tutto occorre premettere che si tratta di una “Metodologia Didattica Attiva”, vale a dire un approccio che vuole mettere al centro dell’apprendimento lo studente nella costruzione del suo sapere e, in particolare, nella elaborazione dei bisogni della sua comunità di appartenenza. Anche in questo caso potremmo esemplificare in tal modo:

  1. Il Service Learning serve a far sentire i ragazzi protagonisti del proprio processo di apprendimento;
  2. Il Service Learning ha anche lo scopo di farsi carico dei bisogni dell’altro e di cercare, in qualche modo, di risolverli;
  3. Il Service Learning ha pure l’obiettivo di far comprendere che l’apprendimento è significativo quando è situato in un contesto reale e non simulato e quando coinvolge il vissuto dell’allievo.

La “carta di identità del Service Learning”

Italo Fiorin, uno dei massimi esperti italiani del tema in oggetto, parla di “carta di identità del Service Learning”, enucleando alcuni aspetti che non dovrebbero mancare in un percorso di “apprendimento e servizio”. Vediamo quali:

  1. Curricolare: l’argomento didattico oggetto del servizio deve rientrare nella normale programmazione annuale del docente, non si tratta quindi di fare “altro”, ma di fare “lo stesso” in “altro” modo;
  2. Interdisciplinare: un valido percorso di Service Learning non può che toccare vari ambiti, anche se non necessariamente varie discipline; in tal senso occorre quindi dedicare attenzione non solo ai tradizionali contenuti ma anche ai legami con altre discipline o con le cosiddette soft skills;
  3. Orientato alle Competenze: l’apprendimento che deriva da questo approccio non ha come obiettivo primario i contenuti, ma le competenze che coi contenuti vengono messe in campo;
  4. Orientato all’apprendimento significativo: un buon Service Learning coniuga partecipazione, emozione, vissuto, impegno, interesse, competenze e motivazione, aspetti che possono trasformare in “significativo” un apprendimento altrimenti piuttosto neutrale;
  5. Orientato al Cambiamento: quello che si impara e si fa col Service Learning non è solo un sapere ma un agire. In altre parole questa metodologia non vuole veicolare solo contenuti, ma tramite contenuti agire sulle pratiche dello studente e quindi del cittadino;
  6. Partecipato: per sua natura un apprendimento come quello in questione non può essere realizzato in solitudine ma richiede un doppio binario di partecipazione: tra pari, cioè col gruppo classe, e tra il proprio gruppo e la comunità;
  7. Responsabilizzante: i contenuti e le pratiche messe in atto in un percorso di Service Learning hanno, tra gli altri, lo scopo di responsabilizzare gli allievi alle problematiche e alle dinamiche sociali del territorio e della comunità in cui vivono, pertanto hanno lo scopo di rendere gli studenti partecipi e responsabili;
  8. Collaborativo: come detto sopra, un percorso di Service Learning richiede collaborazione, anzi la collaborazione è la sua propria essenza.

Le fasi di un Service Learning

Compresi dunque principi e caratteristiche del Service Learning è il momento di vederne le fasi di attuazione. Esse sono cinque:

  1. Motivazione: occorre chiedersi perchè si vuole fare una azione piuttosto che un’altra. Qui gli studenti, in raccordo coi bisogni del territorio, sono veramente partecipi della costruzione del loro percorso;
  2. Diagnosi: occorre capire quale possa essere la criticità sociale che la comunità sta evidenziando, in tal modo sarà possibile pianificare al meglio l’intervento;
  3. Ideazione e Pianificazione: è necessario pianificare l’intervento da realizzare, riflettendo su possibilità, rischi, incognite, vincoli, possibilità. Questo aspetto è coordinato dal docente ma di nuovo mette al centro studenti e comunità;
  4. Esecuzione: dopo aver pianificato è arrivato il momento dell’intervento che potrà avere una durata variabile in base a molti fattori (obiettivi, tempi, eventuali finanziamenti, partecipazione di soggetti esterni, etc.)
  5. Chiusura e Valutazione: dopo aver terminato l’intervento è assolutamente importante un momento di riflessione non solo sui contenuti appresi ma anche sulla qualità dell’intervento e sull’impatto del cambiamento.

Stato dell’arte in Italia ed Esempi

Cosa si sta facendo in Italia in merito al Service Learning? Oltre a parlarne (invero non molto!), poco, molto poco. Al momento grande è l’enfasi per l'”alternanza scuola-lavoro” che è ben altra cosa. In ogni caso alcune realtà si stanno muovendo nella direzione segnalata dal Service Learning. In particolare c’è un tavolo aperto al Miur che prevede la presenza di tre regioni (Toscana, Calabria, Lombardia) e il coordinamento del prof. Italo Fiorin, poi c’è la regione Lombardia, particolarmente sensibile al tema, ed infine la scuola di Alta Formazione della Lumsa, dedicata proprio al Service Learning (qui maggiori dettagli).

E proprio grazie all’impegno della Lumsa è possibile prendere visione (qui) di alcuni interessanti progetti già svolti di Service Learning.

I Vantaggi del Service Learning

Come tutte le Metodologie Didattiche Attive anche il Service Learning non si adatta a tutti i contesti e a tutti gli argomenti, anzi, vista la sua apertura “oltre l’aula” (per citare un importante testo di Italo Fiorin), è opportuno valutare bene prima tutti i pro e contro che esso può generare. In ogni caso alcuni vantaggi sono innegabili, tra i più significativi:

 

  • Maggiore senso di responsabilità sociale
  • Migliore relazione con gli altri
  • Più attenta sensibilità alle diversità culturali
  • Apprendimento situato quindi più significativo
  • Più stretta relazione docente-allievo
  • Clima scolastico più disteso.

APPRENDIMENTO AUTOREGOLATO

Alcuni studi dimostrano che l' apprendimento è  più efficace nei soggetti  capaci di auto-regolarsi, di adattare o abbandonare gli obiettivi iniziali,  di gestire le motivazioni, di inventare tattiche per fare progressi, di monitorare il proprio impegno scolastico, di essere sensibili ai feedback interni generati dal loro monitoraggio. 

Il modello di apprendimento autoregolato di Garcia e Pintrichi ingloba gli aspetti motivazionali con quelli cognitivi e metacognitivi: 
 Variabili motivazionali: esse includono sia valutazioni (valore attribuito dagli studenti un determinato compito; convinzioni sul perché si impegnano, convinzioni sull’utilità dello studio) sia aspettative (legate alle convinzioni che gli studenti hanno sulla propria abilità di controllare l’apprendimento e sulle propria capacità di imparare. 
Variabili cognitive e metacognitive: si fa riferimento a strategie utili per l’apprendimento, alla programmazioni di obiettivi per l’apprendimento, al controllo di quanto si va apprendendo, all’apporto di eventuali cambiamenti. 

Altre variabili possono essere la gestione del tempo, la strutturazione dello spazio di lavoro, la volontà e persistenza nello sforzo, e il sapersi avvalere dell’aiuto dei compagni. 
Utilizzando tale modello, si riscontra che le componenti motivazionali e cognitive sono positivamente correlate; inoltre alti livelli di motivazione e bassi livelli di ansia (bassa è un carburante, alta è inibitrice) sono associati con alti livelli di impegno cognitivo e persistenza; entrambe sono ben correlate con buoni risultati scolastici, a loro volta essi portano ad alti livelli di motivazione intrinseca. 
In definitiva, le convinzioni motivazionali (self-efficacy, alto valore attribuito al compito) incoraggiano le intenzioni da apprendere e le strategie cognitive e metacognitive sono gli strumenti per imparare e mantenere l’intenzione ad imparare. 
Studi più recenti hanno introdotto la variabile della volizione. Per chiarire ciò ci riferiremo alla teoria di azione controllata (Heckausen e Kuhl), secondo cui l’attività diretta al raggiungimento di obiettivi può essere divisa in una fase pre-decisionale e una fase post-decisionale. La prima rappresenta il momento in cui si stabilisce l’intenzione ad imparare e si dà energia all’azione (ad es. si fanno obiettivi, si fanno valutazioni, ecc.) 
La seconda fase è diretta verso l’implementazione e comprende l’adozione di strategie da attivare per raggiungere gli obiettivi desiderati. In ambito scolastico oltre alle strategie connesse all’apprendimento, importanti sono le strategie volitive che proteggono l’intenzione ad apprendere. 

La volizione, da una parte, ha la funzione di mediazione tra l’intenzione di imparare e l’uso di strategie di apprendimento (Garcia), dall’altra essa salvaguarda l’intenzione di imparare amplificando le motivazioni e aiutando a perseverare nell’impegno.  

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