Il cervello è uno strumento molto più potente di quello che comunemente si pensa e in generale, i sistemi di apprendimento utilizzati oggi, tendono a sfruttare solo una minima parte delle sue capacità. Ma quali benefici giungono dallo studio delle mnemotecniche oltre all'evidente maggiore efficacia della memoria? Per rispondere abbiamo bisogno di alcune nozioni teoriche.

La mente può essere schematizzata come l'unione di due facoltà strettamente connesse fra loro:

  • La memoria, che immagazzina le informazioni e le restituisce quando richieste;
  • L'intelligenza, che presiede le funzioni di elaborazione delle informazioni.

Le loro prestazioni non sono di facile misurazione e l'uomo per farlo ha dovuto ricorrere a compromessi.

Poiché la quantità di dati contenuta nella memoria è così grande, diventa impensabile poterne misurare la capienza. Il sistema di misurazione della memoria, al giorno d'oggi considerato valido, prevede la determinazione dello span. Si tratta del numero di informazioni (solitamente parole) che, fornite a distanza di un secondo, vengono assimilate correttamente dal cervello. Si consiglia di effettuare subito il calcolo dello span; la procedura (molto rapida) è descritta nella prima esercitazione. Normalmente una persona che non utilizza tecniche particolari di memorizzazione possiede uno span che va dai cinque ai nove. Questo significa che, tentando di presentare ad un amico quindici persone ad un intervallo di due secondi l'una dall'altra, se egli presta attenzione e cerca di memorizzare i loro nomi, sarà in grado di impararne al massimo nove. Una mente educata alle mnemotecniche può tranquillamente vantare uno span superiore a cento.

Il metodo comunemente usato per imparare a memoria qualcosa è quello della ripetizione che consiste nel leggere e ripetere continuamente le informazioni fino ad impararle. Oltre ad essere il sistema meno efficace in assoluto per la memorizzazione, esso provoca un'insicurezza che nasce durante l'infanzia e si radica con il tempo; spesso infatti le informazioni vengono dimenticate in tempi più brevi di quanto sperato. È esperienza comune studiare intensamente un argomento con il metodo della ripetizione e accorgersi qualche mese dopo di non ricordarsi più nulla o quasi.

Possiamo individuare tre tipi di memoria diversi che si differenziano per il periodo di permanenza dell'informazione acquisita:

  • Memoria a breve termine: acquisisce dati che rimangono a disposizione per un tempo compreso fra pochi secondi e due settimane circa;
  • Memoria a medio termine: tra due settimane e un anno;
  • Memoria a lungo termine: dati che possono rimanere a disposizione per tutta la vita.

Perché un'informazione si colloca in un tipo di memoria piuttosto che in un altro? Riducendo all'osso la questione possiamo pensare ai tre tipi di memoria come a tre contenitori distinti. Quando si acquisisce un'informazione nuova, essa si colloca nella memoria a breve termine e, se non viene più ripresa, è destinata ad essere dimenticata; utilizzandola invece in maniera cosciente almeno una volta, essa si sposta nella memoria a medio termine; se infine si utilizza questa informazione varie volte, questa viene trasferita nella memoria a lungo termine.

Per fare un esempio immaginiamo di conoscere una ragazza di nome Giulia. Durante le presentazioni il suo nome va a collocarsi nella memoria a breve termine. Nel corso della serata ci capita di chiamarla per nome (o semplicemente di pensarlo), in questo modo l'informazione viene spostata nella memoria a medio termine. Un paio di giorni dopo decidiamo di invitarla ad una festa, a questo punto il suo nome viene trasferito nella memoria a lungo termine e saremo così in grado di ricordarlo per molto tempo.

Naturalmente quello utilizzato sopra è un modello didattico atto esclusivamente alla comprensione del funzionamento di base della memoria. La collocazione di un'informazione nella realtà non prende in considerazione solo quanto il dato viene utilizzato ma è il risultato dell'analisi di molte variabili. Nonostante questo, il modello dà una rappresentazione a grandi linee esatta di quello che accade comunemente. Il motivo per cui le cose studiate con la ripetizione svaniscono è che sono spesso collocate nella memoria a medio termine a meno che l'argomento venga costantemente ripreso. Da notare che questo accade nonostante l'elevato numero di volte in cui le informazioni sono utilizzate. Come si può quindi stanziare dei dati nella memoria a lungo termine senza un lavoro lungo e faticoso?

Rispetto a quello a breve e a medio termine, il processo di memorizzazione a lungo termine coinvolge una più ampia area cerebrale e attua dei processi biochimici differenti. Il periodo di permanenza dell'informazione è proporzionale alla vastità dell'area cerebrale attivata. Esistono particolari condizioni che permettono al cervello di eseguire questi processi in modo diretto e di saltare quindi la fase di memorizzazione a breve e a medio termine collocando direttamente l'informazione nella memoria a lungo termine.

Compito delle mnemotecniche è di creare artificialmente queste condizioni e di sfruttare i meccanismi naturali che il cervello possiede per la memorizzazione delle informazioni.

In altre parole, ciò che differenzia la ripetizione dalle mnemotecniche più accreditate sta nelle differenti risorse messe a disposizione del cervello che vengono sfruttate. Ovviamente quelle utilizzate dalle tecniche di memorizzazione sono più efficaci.

Alcune tecniche di memorizzazione


Ci sono diverse tecniche di memorizzazione, potremmo dire una per ogni occasione!

Uno di tali procedimenti spesso utilizzato è quello della rima: per esempio la strofa “Trenta giorni conta novembre...” usata per ricordare il numero dei giorni del mese. Oppure si ricorre alla formazione di parole o frasi con suono simile a quelle che si vogliono ricordare. La mnemotecnica ha origini molto antiche; largo uso ne fece, nel Medioevo, la Scolastica soprattutto per memorizzare la sillogistica. Opere di mnemotecnica furono scritte, in Italia, da Pietro di Ravenna, Lodovico DolceGiordano BrunoGiambattista Della Porta, Giovanni Brancaccio, ecc. Nel sec. XX, un originale contributo allo studio e alla sperimentazione delle implicazioni pedagogiche e didattiche della mnemotecnica è stato offerto da E. Claparède che ha messo a punto un metodo di memorizzazione, da lui definito “metodo globale”, che rivoluzionava completamente quello in uso fin a quel momento, fondato sul frazionamento del contenuto da memorizzare. Il metodo di Claparède traeva origine da studi che lui stesso aveva condotto sull'apprendimento attraverso i quali era giunto a ritenere che, essendo il processo di apprendimento un fenomeno di percezione globale, era più facile memorizzare un testo nella sua globalità piuttosto che suddividendolo in piccole unità da memorizzare separatamente. Dopo un'approfondita sperimentazione comparata dei due metodi (quello tradizionale e quello globale) non si è riusciti, tuttavia, a evidenziare quale dei due sia più efficace, in quanto al processo di memorizzazione concorrono molteplici fattori e si è giunti a sviluppare metodologie miste che tengono conto, oltre che delle caratteristiche degli allievi, anche del testo da memorizzare, della sua lunghezza e del suo contenuto.

Eco di seguito alcune mnemotecniche:

  


La tecnica dei loci

Dal latino loci, luoghi. Si posizionano le nozioni da ricordare collegandole mentalmente (in modo bizzarro) ad oggetti di un luogo familiare. Per applicare correttamente questa tecnica è opportuno richiamare alla mente dei luoghi che conosciamo molto bene , come potrebbe essere la nostra abitazione, una via che percorriamo tutti i giorni o un qualsiasi altro posto che, non solo ci sia familiare ma di cui ricordiamo anche i minimi particolari.

I luoghi che scegliamo per impiegare questo tipo di tecnica devono avere, possibilmente, molti vani, così da poter collocare in ciascuno una parte del discorso o dell'informazione che vogliamo ricordare. L'immaginazione in questa tecnica è importante poiché dovremo richiamare alla mente la via che abbiamo scelto o la casa di cui vogliamo servirci.

Stabilito il luogo, occorre ora individuare nel testo che vogliamo ricordare le parole chiave. Fatta questa operazione, immaginiamo di posizionarci nella prima tappa del nostro tragitto, la prima parola chiave che abbiamo individuato; se invece avessimo scelto di utilizzare le stanze di una casa per memorizzare il discorso, dovremo suddividere ciascuna stanza in 4 porzioni, corrispondenti a ciascun angolo, in cui andremo a collocare, virtualmente, la parola chiave.

Per rendere più vivido il ricordo, è buona norma far interagire la parola chiave con gli oggetti che sono collocati nella stanza: così, se devo ricordare la parola "procedura interistituzionale", e la colloco virtualmente nel primo angolo della mia camera in cui si trova la scrivania con il mio pc, posso immaginare di trovare questa parola scritta in carattere Tahoma, grassetto, con colore viola, sullo schermo del mio computer.

Ripetiamo quindi tutte queste operazioni, con tutte le parole chiave che abbiamo individuato nel discorso, spostandoci, da una stanza all'altra nella casa o da un punto ad un altro della via che abbiamo deciso di percorrere, quando il discorso passa alla trattazione di un argomento differente.


La conversione fonetica

 La conversione fonetica è una tecnica di memorizzazione dei numeri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Funziona convertendo i numeri in consonanti e, aggiungendo opportunamente delle vocali, trasformarle in parole che si possono ricordare con più facilità di una serie di numeri, in modo particolare usando altre regole mnemoniche. 

La conversione fonetica è una tecnica inventata dal matematico tedesco Stanislaus Mink von Wennsshein e divulgata da Leibniz. 
Ora passiamo subito alla parte pratica. 
In seguito è stata realizzata una tabella con cui possiamo convertire ogni cifra in una consonante:

Num. Suono Lettere Esempio
1 dentale T, D thè, dio, due, atto
2 nasale N, GN neo, anno, gnè
3 mugolante M amo, mio, emme
4 vibrante R ara, re, oro, erre
5 liquido L, GL ali, lui, aglio, li
6 palatale C, G (dolci) ciao, oggi, ci, gi, agio
7 gutturale C, G (dure), K occhio, eco, chi, qui, ago, gay, acca
8 labiodentale F, V ufo, uva, via, uffa, avvio
9 labiale P, B boa, ape, oppio, oboe
0 sibilante S, SC, Z sei, esse, zio, ozio, ascia, scia

 

Per convertire una parola in un corrispondente numerico (e viceversa) vanno rispettate alcune regole:

  • Le vocali non corrispondono a nessuna cifra, quindi non vanno considerate;
  • Le consonanti doppie vanno considerate come un unico suono;
  • Bisogna sempre valutare il suono che la lettera produce. 

 

Per esempio, "gl" in "sciogliere" ha un suono liquido, perciò corrisponde a 5, mentre in "glicine" "gl" produce due suoni separati ("g" gutturale e "l" liquida), corrispondenti a 7-5. 
Sempre in "sciogliere", "sc" produce un suono sibilante corrispondente a 0, mentre in "scatola" "sc" produce due suoni separati ("s" sibilante e "c" gutturale), corrispondenti a 0-7.


Coppia di parole

La tecnica della coppia di parole si rivela molto utile quando dobbiamo ricordare 1 o 2 parole.
Magari, se dobbiamo fare un discorso, possiamo memorizzare le parole chiavi cosìchè non corriamo il rischio di perdere il filo.
Possiamo utilizzare la tecnica nel caso dovessimo ricordare una parola. Facciamo un esempio. La parola Rana è la nostra parola chiave. Possiamo associare subito la parola stagno. Così ricordando stagno ricorderemo rana che, essendo una parola chiave, ci farà scattare quel meccanismo nel cervello che ci dirà come continuare il discorso.
Se dobbiamo invece ricordare 2 parole e queste due parole sono collegate, in un modo o nell'altro, il problema non si pone.
Ma se dovessimo ricordare due parole completamente differenti ? 
Ad esempio Pallone e Torta.
Due parole che non hanno niente in comune. Come possiamo fare per memorizzare la coppia ? La risposta è molto semplice . 

Creiamo un'immagine nella nostra mente che rievocherà le due parole. Una cosa semplice ? una torta a forma di pallone. O una torta che raffigura un pallone.  

 

Ovviamente possiam creare ogni tipo di immagine ricordando che più un'immagine e' paradossale più è facile da ricordare. Se per esempio immaginiamo un pallone che cade su una torta e magari la glassa che ne fuoriesce ci inonda, la ricorderemo sicuramente più facilmente. 


Acronimi e Acrostici

L'utilizzo di acronimi ed acrostici è una delle mnemotecniche più comuni, ma anche una di quelle meno flessibili ed adattabili.
Vengono già spesso usati da aziende e società per ricordare prodotti, tecnologie e molto altro ancora.
~ L'acronimo è quindi in sostanza una parola formata con le lettere o le sillabe iniziali o finali di determinate parole di una frase o di una definizione.
Mentre:
~ L'acrostico è un componimento poetico in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase, a loro volta denominate acronimo.
Per ricordare quindi frasi o parole possiamo ricorrere, se possibile, a questo metodo.
Per fare un esempio.. Se dovessivo ricordare per un qualsiasi motivo le parole: Affascinante, Meraviglioso, Onesto, Regalo, Eterno ?
Con l'acrostico A.M.O.R.E. !! 

AMORE Affascinante
Meraviglioso
Onesto
Regalo
Eterno