La Psicologia Funzionale affonda le sue radici:

  • negli studi sul rapporto mente-corpo
  • nel primo Funzionalismo della Scuola di Chicago
  • nelle formulazioni della Psicologia del Sé.

Vengono utilizzati anche studi sul gruppo, sull’analisi istituzionale, sulla prossemica, sull’etologia, sull’antropologia, nonché i più recenti contributi che giungono dalla biologia e dalla neurofisiologia. Grande attenzione viene rivolta alle teorie evolutive ed alle ricerche sullo sviluppo nell’infanzia.

Altri contributi. Tra gli altri contributi ricordiamo le prime formulazioni di Wilhelm Reich sulle interazioni tra lo psichico ed il somatico; Lowen, Pierrakos, Keleman, Kelley, Levine, in America; i Boyesen, Raknes, Boadella in Europa; Winnicott, Balint, Racker, Ferenczi, Alexander per le loro suggestioni sullo psico-soma, su una tecnica ”attiva”, sulla “esperienza emozionale correttiva” e sull’ampliamento delle tecniche terapeutiche; Fairbairn, Kohut, Stern, per i loro studi sulla struttura complessiva del Sé; Hartmann, Fromm, per l’accento dato alle relazioni oggettuali.

La Teoria Funzionale del Sé. Tutti questi contributi vengono rielaborati e riorganizzati in una nuova teoria complessiva e originale da Luciano Rispoli, all’interno della SIF: la Psicologia Funzionale (o Neo-Funzionalismo). Essa mette in luce come la struttura unitaria del Sé si costituisca dinamicamente in una costellazione di processi Funzionali psicocorporei, raggruppabili in quattro grandi aree: Area cognitivo-simbolica (razionalità, ricordi, fantasie), Area emotiva (affetti e sentimenti), Area posturale (movimenti, forma del corpo, posture), Area fisiologica (sistemi e apparati interni).

La Psicologia Funzionale si basa su una concezione di unitarietà e circolarità dei processi psico-corporei, per cui tutte le Funzioni concorrono pariteticamente all’organizzazione del Sé: nessuna è prioritaria e nessuna è subordinata.

Psiche e soma (visti non come separati ma in una sostanziale identità Funzionale) risultano concetti troppo vaghi e generici, mentre il concetto di “Funzione” permette di scendere concretamente nei dettagli e nell’operatività più precisa senza perdere di vista la globalità e l’interezza, superando la frammentazione in “parti”.

La Diagnosi. Il modello Funzionale permette di precisare le interazioni tra i diversi processi e piani del Sé e comprendere le possibili alterazioni e sconnessioni cui possono andare incontro nel corso dello sviluppo e della vita.

Esso dunque non si rifà a “tipologie” (di qualsiasi tipo esse siano), ma individua una diagnosi calibrata esattamente sulla persona.

Una Psicoterapia integrata. La Psicoterapia Funzionale si propone come una metodologia terapeutica “multifocale” che va ad agire sulle specifiche alterazioni del singolo individuo, attraversando tutti i piani del Sé e intervenendo direttamente su di essi con tecniche appropriate e con una teoria generale che le guida. Si è infatti constatato che l’intervento limitato solo ad alcuni piani non riesce a produrre cambiamenti veramente stabili, profondi, completi.

Le Esperienze Basilari del Sé. Quello che la Terapia Funzionale tende a fare è il recupero, il riattraversamento e la ricostruzione delle “Esperienze Basilari del Sé”: cioè di quelle esperienze che sono fondamentali affinché il bambino, nel diventare adulto, conservi l’integrazione originaria, la salute, il benessere, e sviluppi tutte le possibili capacità per affrontare adeguatamente con successo la realtà della vita.

La Ricerca. La ricerca Funzionale ha esplorato e sviluppato tematiche significative e ampie come quelle del progetto terapeutico, delle fasi in cui è scandito il processo della terapia, delle regolarità che si possono ritrovare in esso, della verifica dei risultati, degli effetti e del processo stesso.

L’epistemologia Funzionale. E’ un modo di leggere la realtà a 360°, a tutto tondo, nel tentativo di affrontare la complessità senza rinunciare alla ricchezza dei particolari e senza parcellizzare l’individuo. Le Funzioni, infatti, non sono parti o pezzetti di una persona o di un sistema, non sono “strutture”, ma sono l’intero sistema che si esprime di volta in volta in modalità differenti.

Il pensiero Funzionale permette di analizzare, con la stessa efficacia, realtà molto differenti: l’individuo, il gruppo, la famiglia, l’istituzione e persino (come è avvenuto di recente) un’intera città.

Il Pensiero Funzionale come intervento sulla complessità. Il pensiero Funzionale si pone come un contributo significativo verso la costruzione di una teoria e di una tecnica di più vasto respiro, che sciolgono la separatezza dei vari approcci clinici e ne superino le limitazioni, in una sfida promettente alla complessità. Esso, comunque, non si restringe alla sola ottica curativa, ma si espande nell’ambito dello studio del funzionamento quotidiano dell’individuo e dei gruppi, in una visione che tende a non separare cura e prevenzione, salute e malattia, ma che coglie concetti di regolazione, di utilizzazione delle risorse, di potenziamento dello stato di benessere.